Dell ed i suoi 23 scheletri nell’armadio
L’americana Dell, coinvolta nello scandalo dalle tante accuse/rivelazioni (ben 23!) di un suo ex dipendente, prima prova a far rimuovere il post poi fa mea culpa!
Eh già…anche i migliori posson sbagliare, ed ecco che Dell, uno dei top vendor nel mercato notebook nonché una delle società più attente alle esigenze dei consumatori, si trova a far di conto con i suoi scheletri nell’armadio.
Il ciclone di immagine che ha investito Dell in questi giorni è partito dalle accuse/rivelazioni pubblicate sul blog consumerist.com di un ex Sales Manager della compagnia, che tra l’altro ci tiene a sottolineare come le sue pungenti considerazioni non siano frutto di astio alcuno nei confronti dei suoi ex datori di lavoro.
Benché in proposito qualche dubbio lo si possa nutrire, le rivelazioni in questione non fanno che confermare fenomeni più o meno noti agli utenti appassionati del brand, anche se non per questo sono avvertite come meno pungenti da Dell.
Le rivelazioni puntano il dito contro l’assistenza non sempre all’altezza e rivelano i particolari non proprio trasparenti delle politiche commerciali Dell: una su tutte il fatto che spesso il medesimo modello, a seconda del link che si selezioni sul sito, presenta anche 3 prezzi differenti per lo stesso hardware. C’è poi il suggerimento ad aspettare fine gennaio per ottenere le migliori promo dell’anno, così come quelle di tenere d’occhio le promozioni particolarmente convenienti dell’ultima settimana di ogni quadrimestre. Considerazioni fatte per il mercato statunitense ma che valgono entro certi limiti anche per il sito Dell Italia. Dichiarazioni che, soprattutto, non son state gradite dai vertici di Dell che han subito pressato il blog invitandolo a cancellare la pubblicazione di notizie inesatte e riservate sulla politica commerciale di Dell. Anche le mail di “invito” di Dell al blog son diventate però materiale di pubblicazione spingendo Dell nell’angolo, costretta a controbattere e fornire la propria versione punto per punto, e soprattutto ad ammettere del maldestro tentativo di “nascondere una verità ormai pubblica” con un post sul proprio blog Direct2Dell , lo stesso che aveva visto partire iniziative popolari come Linux nei notebook.